Domenica 17 agosto presso l' area festeggiamenti di S. Maria
La Longa
si terrà una piccola festa di saluto
per i bambini "di Chernobyl" che
si preparano a ritornare
alla loro terra in Bielorussia dopo il periodo di accoglienza
presso alcune delle nostre famiglie.
Domenica 17 agosto
Area festeggiamenti
S. Maria La Longa

ore 17.00
giochi e animazione per i bambini "di Chernobyl"

ore 19.30
Cena con i bambini e le famiglie che li hanno ospitati
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IL DISASTRO
DI CHERNOBYL E IL PROGETTO DI ACCOGLIENZA DEI BAMBINI BIELORUSSI
IL DISASTRO DI CHERNOBYL
Il 26 aprile 1986 avveniva il gravissimo incidente nucleare
alla centrale atomica di Chernobyl: la radioattività
rilasciata all'esterno ha colpito in particolar modo la Bielorussia,
l'Ucraina e la Russia, e masse d'aria radioattive hanno girovagato
per tutta l'Europa. Sono trascorsi tanti anni, per noi tutto
questo è un lontano ricordo, ma purtroppo le popolazioni
locali, in particolar modo in Bielorussia, pagano ancora oggi
le conseguenze dell'incidente. Le patologie dovute al contatto
con l'ambiente radioattivo o all'ingerimento di cibi contaminati
vanno, dai tumori, alle leucemie, alle malattie ematiche.
I BAMBINI I PIU' COLPITI
A causa della velocità dell'accrescimento cellulare e
dell'abbassamento delle difese immunitarie, i bambini sono i
soggetti più colpiti dagli effetti delle radiazioni.
La contaminazione avviene soprattutto attraverso gli alimenti
prodotti nelle aree radioattive e consumati dalla popolazione
locale.
L'OSPITALITA' LA MIGLIOR
CURA
Ospitare per almeno un mese o meglio ancora due mesi i bambini
provenienti dalle zone contaminate significa dare loro l'opportunità
di ridurre notevolmente la quantità di radioattività
assorbita nell'organismo, grazie alla permanenza in un ambiente
non contaminato e ad una alimentazione priva di radionuclidi.
I dati scientifici a disposizione dimostrano che dopo un soggiorno
di almeno 30 giorni in Italia (periodo minimo utile), i bambini
perdono dal 30% al 50% del cesio-137 assorbito (il radionuclide
più presente nell'organismo dei bambini contaminati,
con punte di riduzione oltre il 70% l'80% con almeno 55 giorni
di permanenza), riducendo così la possibilità
di ammalarsi di tumori, leucemia ed altre patologie collegabili
alle conseguenze della radioattività: ad una minore dose
corrisponde infatti un minore rischio.
UNA SOLIDARIETA’
CONCRETA
Ospitare un bambino non comporta alcun rischio a livello sanitario,
ed è uno degli strumenti più efficaci che consentono
di rinforzare le difese immunitarie dei nostri piccoli amici.
Non si tratta di affidamento o di adozione di singoli minori
ma di ospitalità temporanea.
Il Progetto Chernobyl, oltre alla primaria funzione di prevenzione
sanitaria, rappresenta una importante esperienza di intercultura,
di conoscenza delle altre realtà, una occasione di arricchimento
umano per tutta la collettività, innanzitutto per i nostri
bambini.
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BIELORUSSIA: LA SITUAZIONE ATTUALE
(Giugno 2003) A 17 anni dal disastro nucleare
di Chernobyl, in Ucraina, verificatosi nella notte tra il 25
ed il 26 aprile del 1986 a 12 chilometri dal confine con la
Bielorussia, circa 7 milioni di persone sono ancora esposte
al rischio contaminazione da isotopi a lungo decadimento. La
maggiore fonte di pericolo arriva dal cibo prodotto nelle aree
colpite dall'esplosione, in cui si registrano alte quantità
di cesio. Vittime maggiori di questa tragedia ancora in atto
sono i bambini che, alimentati con carne, latte o cereali inquinati,
sempre più spesso si ammalano di tumore tiroideo o sono
affetti da immunodepressione. L’area più colpita
fu la Bielorussia, dove ancora oggi un quinto del territorio
è contaminato.
Il disastro provocò la morte immediata di 32 persone,
di altre centinaia nelle ore successive, di ulteriori cinque
milioni di individui sottoposti al fall-out radioattivo; la
nube radioattiva che si sprigionò investì in pochi
giorni, dopo la Bielorussia e l’Ucraina, l'intero pianeta,
dagli Usa alla Cina provocando un danno ecologico ed ambientale
di proporzioni spaventose di cui, ancora oggi, si pagano le
conseguenze. Secondo l’Onu i morti per cause direttamente
collegate all’esplosione sono state finora 7000, ma gli
scienziati giapponesi che dal 1945 studiano gli effetti delle
radiazioni dopo le due bombe atomiche a Hiroshima e Nagasaki,
stimano che il numero totale dei morti conseguenti al propagarsi
delle radiazioni potrebbe aggirarsi attorno alle 200mila vittime,
e le conseguenze si potranno registrare fino alla fine di questo
secolo. Le sostanze rilasciate nell’aria rimarranno ancora
attive per anni: lo stronzio 90 e il cesio 137 ancora per un’altra
decina di anni, mentre il plutonio sarà attivo per ventiquattromila
anni prima di perdere il suo carico di pericolosità.
La centrale è stata chiusa, ma rimane una bomba ad orologeria
per l'intera Europa in quanto non è stata attivata alcuna
procedura concreta per renderla sicura.
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CHERNOBYL: I RISULTATI DELL’ATTIVITA’
DELL’AMBULATORIO MOBILE NELLE ZONE COLPITE
(iniziativa della Regione Emilia
Romagna)
(15 ottobre 2002) - Sono 2077 le ecografie
tiroidee realizzate da maggio ad agosto dall’Ambulatorio
mobile per l’analisi, la diagnosi e l’informazione
sulle patologie tiroidee nella provincia di Luninets (Bielorussia).
Dei 1500 casi finora analizzati, 815 risultano affetti da patologie
tiroidee e di questi 313 sono bambini. I dati rappresentano
una prima elaborazione delle informazioni ottenute dallo screening
effettuato mediante visita clinica ed ecografia del collo alla
popolazione residente di Luninets, Regione di Brest, Repubblica
Bielorussia, una zona sono scarsi i controlli sanitari di base
sulla popolazione. Sono stati esaminati circa 2077 pazienti
(1000 di età compresa fra i 3 e i 22 anni, e altri con
età superiore ai 22 anni).
Il prof. Cesare Carani, del Servizio di Endocrinologia e malattie
del metabolismo del Policlinico di Modena Azienda Sanitaria,
ha elaborato le informazioni scientifiche.
Oggi - ha riferito – siamo in presenza di un contesto,
che pur avendo alcuni timidi segni di miglioramento nel tempo,
mostra con tutta evidenza una situazione sanitaria ancora gravissima
nelle zone contaminate dall’incidente nucleare”.
Il Professore ha detto che la situazione sanitaria per le popolazioni
colpite dal fall-out radioattivo è ancora drammaticamente
a rischio. Su un campione di 297 persone (91 nate prima dell’incidente
di Cernobyl e 206 nate successivamente) la situazione sanitaria
per le popolazioni colpite dal fall-out radioattivo è
ancora drammaticamente a rischio. I dati derivanti dalle ecografie
sono stati suddivisi in due gruppi: soggetti nati prima del
1986 (31%) e soggetti nati dopo il 1986 (69%). Tra i 91 soggetti
nati prima del 1986, con una età compresa fra 16 e 22
anni, risulta che il 44% aveva una tiroide di dimensioni superiori
alla norma mentre il 18% presentava alterazioni ecostrutturali
di tipo focale. Dei 206 soggetti nati dopo il 1986, di età
compresa fra 3 a 15 anni ha dimostrato che 28% dei soggetti
risultava avere una tiroide di dimensioni superiori alla norma
mentre l’8% presentava alterazioni ecostrutturali di tipo
focale (ad ecostruttura solida e/o cistica).
L’influenza dell’azione delle radiazioni sullo stato
di salute dei bambini e degli adolescenti ha avuto ripercussioni
in primo luogo sul sistema tiroideo: sullo sfondo di un’insufficienza
di iodio, negli ultimi 5 anni le patologie legate alla tiroide
nell’intera Repubblica sono aumentate nel complesso del
61,8%; nello specifico, del 78,5% relativamente alle forme nodulari
del gozzo; del 108% alle tiroiditi; del 60% alle ipotiroidosi
acquisite. A partire dal 1996 si è delineata inoltre
una costante tendenza all’aumento degli stati preleucemici
nella popolazione adulta.
Tra i bambini delle province colpite dalla catastrofe, la quantità
di bambini “sani” e “praticamente sani”
è di 1,2 volte meno rispetto ai bambini delle altre province,
mentre quella dei bambini malati di malattie croniche è
di 1,9 volte maggiore in paragone a tutta la popolazione infantile
della regione. La frequenza dei difetti congeniti dello sviluppo
nelle province dove la densità di contaminazione del
territorio da cesio-137 era di 15 Cu/kmІ e oltre è
cresciuta dell’86% rispetto al periodo prima dell’incidente.
Nelle zone non contaminate del 59%. La mortalità tra
gli adulti e gli adolescenti vittime della catastrofe era nel
2001 di 10,08 su 1.000 persone, che è quasi due volte
maggiore rispetto al 1996 e 1,6 volte maggiore rispetto all’indicatore
medio nazionale tra gli adulti. La mortalità tra i bambini
è invece aumentata rispetto al 1996 di quasi 1,4 volte
ed è maggiore della media nazionale di quasi 2 volte
e mezzo.
per altre informazioni www.chernobyl.it